Da oggi inizia il progetto bikini (con il petto di pollo al latte di cocco)!

IMG_2377

Dopo mille tentativi di perdere peso, prontamente falliti a causa della perenne disorganizzazione della sottoscritta e della scarsa collaborazione del proprio partner, oggi sono qui di nuovo, con una pianificazione ferrea dopo aver trovato il coraggio di affrontare il mio peggior nemico, sua odiosità la bilancia… no, non sono riuscita a sfondarla, ma c’è mancato poco, motivo per cui due giorni fa il progetto “meno venti chili alla volta” è decollato, inizialmente con una buona verdurona cruda detox, con un secco rifiuto alla birra offerta a cena dal marito, con della frutta ridotta a gelato sugar-free che, grazie all’aria incorporata, soddisfa il palato (ma ne riparleremo), con un caffè al mattino che accelera il metabolismo e conferisce un senso di appagamento e sazietà, con tisane e the a volontà…. sino ad arrivare alla cena di stasera (confesso che ci ho inserito anche un trancio di pizza ed un boccale di birra ieri sera a cena, ma il sabato sera mi concedo una coccola).

Premetto che io abitualmente la carne non la mangio, sia perchè non ne vado matta, ma soprattutto per una questione etica, perchè dopo aver visto le mucche andare al macello, rinchiuse e stipate in quegli enormi rimorchi con gli occhioni di bontà liquida, con i nasoni umidi e morbidi, con la consapevolezza del loro destino… beh, non ce l’ho proprio fatta più ad affrontare una bistecca; qui un po’ di carne, ma pocapocapocadavveropochissima mi serve, almeno all’inizio, altrimenti non mi organizzo… diciamo il tempo di trovare delle alternative che soddisfino il fabbisogno alimentare e il palato.

Ho acquistato una sola confezione di petti di pollo, uno per la cena di stasera mentre gli altri verranno porzionati e surgelati per le prossime preparazioni ed è proprio con questo piatto di carne che inizio un periodo di ricette solo adatte ad un regime calorico controllato, ma con gusto! E’ inutile, a me piace mangiare, anche se fortunatamente non sono affatto golosa: mangio con gusto, ma solo se ho appetito, altrimenti nulla, sono inattaccabile ed incorruttibile… purtroppo spesso, causa gli orari di lavoro, ai fornelli c’è il marito, al quale chiedi l’insalata e ti ritrovi con un piatto di gnocchi al gorgonzola… e così i chili, giorno dopo giorno, vanno ad accumularsi sul mio quasi metro e settanta spalmandosi per benino!

Il mio peso attuale è assolutamente scandaloso, nemmeno a chiedermelo perchè mi vergogno e non lo dico a nessuno, ma mano a mano che procederò in questo percorso di amore per me stessa ne pubblicherò i risultati raggiunti: dopo il primo giorno avevo perso 700 g., che saranno pure di acqua, che sarà pure che i primi chili scendono subito, ma a me ha dato soddisfazione!

IMG_2378

Inizio con questo pollo al latte di cocco, alternativa al consueto petto grigliato, veloce e appagante!

Ingredienti (ho calcolato le dosi per due persone):

due petti di pollo

una cipolla media

uno spicchio di aglio

un peperoncino rosso

q.b. olio evo

un cucchiaino di curcuma in polvere

un cucchiaino di curry in polvere

q.b. di latte di cocco

Procedimento:

Scaldare le cipolle affettate sottili nell’olio, aggiungere lo spicchio d’aglio schiacciato, i peperoncini (amo il sapore piccante quindi i semini li ho lasciati) e la curcuma, poi togliere lo spicchio d’aglio e aggiungere il pollo tagliato a cubetti, poi unire anche il curry e, un po’ alla volta, il latte di cocco sino a cottura ultimata e ad ottenere una cremina.

Pronto… velocissimo e dietetico!

Perfetto da servire con una porzione di riso basmati (che io ho evitato per non sforare il budget calorico quotidiano).

IMG_2380

IMG_2379

IMG_2382

IMG_2381

IMG_2384

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

Ultima puntata con Unsaccomoras… al sapore di cioccolato!

IMG_2372

IMG_2371IMG_2370Siamo arrivati al termine di quest’avventura, durata due ore, ma che ho voluto esporre con calma e con dovizia di particolari perché la chef Clara ci ha regalato moltissime informazioni preziose e sarebbe davvero un peccato dimenticarle per la strada!

Oggi la proposta è golosa e molto cioccolatosa, quindi so che sarà gradita nonostante io non ami il cioccolato: a giudicare però dall’assalto di cui sono stati oggetto a casa mia questi tortelli… beh, ci sono ancora dubbi?

IMG_2361

IMG_2362

Tortelli al forno al cioccolato e cocco

Ingredienti:

300 g. di farina Moras 00 sfoglia

100 g. di farina di riso Moras

50 g. di cacao amaro

80 g. di zucchero semolato

70 g. di burro

2 uova intere

2 cucchiai di brandy o altro liquore a scelta

scorza di arancia grattugiata

un pizzico di sale

un cucchiaino di lievito per dolci

q.b. di cioccolato fondente per il ripieno

q.b. di crema di cacao e nocciole per il ripieno (QUI)

q.b. di cocco grattugiato per il ripieno

Procedimento:

Tritare il cioccolato fondente, aggiungere il cocco grattugiato e lasciare a riposo affinché il cocco si ammorbidisca a contatto con il cioccolato; solo prima di farcire i tortelli aggiungere la crema di cacao e nocciole.

Nel frattempo disporre la farina a fontana assieme al cacao, al centro rompervi le uova e iniziare ad impastare con l’aiuto di una forchetta, sino ad arrivare ad una consistenza che permetta di utilizzare le mani (o, come sempre, vai di planetaria!); anche in questo caso l’impasto richiederà un tempo di riposo di almeno trenta minuti, ovviamente coperto.

Stendere la pasta con il mattarello sino ad arrivare ad uno spessore non eccessivamente sottile e spolverizzando bene la spianatoia con la farina di riso, successivamente ritagliare dei quadrati, porvi al centro un cucchiaio di ripieno e chiudere il tortello (la nostra cuoca, bravissima, l’ha chiuso correttamente utilizzando le dita sulle quali avvolgere il tortello, ma sappiate che io non ce la farò mai… quindi non sentitevi imbranati perché ho detto tutto).

Adagiarli sulla leccarda, spolverizzarli con dello zucchero a velo ed infornarli a 185° c. per circa 10/15 minuti: potranno essere serviti con della salsa vaniglia che ne stemperi il sapore deciso del cioccolato oppure mangiati semplicemente così.

IMG_2363

IMG_2364

IMG_2365

IMG_2366

IMG_2369

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

Due golosissime ricette Unsaccomoras con un unico impasto

IMG_2359

Chiacchiere al forno

Il minicorso della settimana scorsa, organizzato sempre da Unsaccomoras, ha portato anche alla possibilità di realizzare ben due dolcetti diversi utilizzando il medesimo impasto: soluzione non da poco volendo presentare in tavola qualcosa di più vario in occasione del Carnevale, e anche questa volta senza appesantirsi con la frittura (praticamente queste ricette le “lovvo” a mille vista la mia ritrosia nel confronti del fritto).

La prima preparazione è quella delle chiacchiere, o cenci o crostoli… insomma, in ogni zona d’Italia prendono un nome diverso, ma ci siamo capiti lo stesso, mentre la seconda ci permette di realizzare le cartellate usufruendo degli avanzi dell’impasto delle chiacchiere… un bel vantaggio per non faticare più di tanto e per risparmiare comunque del tempo.

Chiacchiere al forno

Ingredienti:

300 g. di farina Moras 00 sfoglia

150 g. di farina di riso Moras

70 g. di zucchero semolato

50 g. di burro

2 uova intere grandi ed un tuorlo (oppure 3 uova piccole)

2 cucchiai di brandy o altra base alcoolica a piacere

scorza di limone grattugiata

un pizzico di sale

un cucchiaino di lievito per dolci

Procedimento:

Disporre le farine a fontana sulla spianatoia, al centro rompervi le uova ed iniziare ad impastare con una forchetta, aggiungendo tutti gli altri ingredienti sino ad ottenere un impasto che si possa lavorare con le mani, fermo restando che chiunque possegga una planetaria potrà chiaramente semplificarsi la vita (e non mi stancherò mai di dirlo: sono affascinata dalla lavorazione manuale, così come ho avuto modo di vedere dalla lezione di Clara, ma per chi, come me, lavora tutto il giorno, la tecnologia è una manna dal cielo). Anche qui l’impasto dovrà riposare almeno trenta minuti coperto, per far sì che il glutine lavori a dovere e che si ottenga un materiale perfetto per la lavorazione successiva.

Stendere poi la pasta con il mattarello sulla spianatoia leggermente spolverata con la farina di riso così da dare una sorta di continuità agli ingredienti usati, visto che tale farina conferisce una delicatezza ed una leggerezza senza pari: lo spessore non costituisce una costante ed è a propria esclusiva discrezione… io la prediligo sottile e, successivamente, ben cotta, ma è solo una scelta personale. Una volta ritagliate le strisce o le forme che si prediligono, porle sulla placca del forno e cuocerle a 180/185° c. per cica 10/15 minuti.

Servirle con una generosa spolverata di zucchero a velo

Cartellate

Con lo stesso impasto delle chiacchiere è possibile ottenere dei rettangoli sufficientemente estesi da poterci spalmare della marmellata (noi abbiamo nuovamente usato quella al sambuco… deliziosa!), con l’unica accortezza di lasciare qualche centimetro di impasto libero per poter arrotolare il tutto senza fare danni (dalle fotografie si capisce alla perfezione).

Piegare l’impasto steso nel senso della lunghezza e poi, successivamente, arrotolarlo con molta delicatezza e senza premere sino ad ottenere delle roselline, che andranno poi infornate per circa dieci minuti scarsi: con minimo sforzo otterrete dei dolcetti meravigliosi e di una bontà che, almeno a me, ha incantato (quasi come le girelle)!

Ci rivediamo per la prossima, ed ultima, ricetta del corso Unsaccomoras!

IMG_2353

Preparazione delle cartellate

IMG_2355

IMG_2357

IMG_2358

E ecco il risultato finale... golosissimo!

Ed ecco il risultato finale… golosissimo!

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

Un’altra leccornia Moras… girelle con marmellata di sambuco e frutta secca!

IMG_2349

Il giorno in cui ho pubblicato la prima ricetta proposta da Clara e da Unsaccomoras è stato quello in cui ho avuto un picco incredibile di visualizzazioni, quindi, visto il gradimento, propongo subito la seconda… così poi non mi dite che a Carnevale dovrete friggere! Quindi organizziamoci per tempo e vai con quella che a me è risultata la ricetta più gradita 🙂

IMG_2339

Girelle con frutta secca

Ingredienti:

150 g. di burro

150 g. di zucchero semolato

200 g. di farina Moras 00 sfoglia

100 g. di farina di mais Fioretto gialla

3 uova intere

un pizzico di sale

la scorza grattugiata di un limone

un pizzico di lievito per dolci

marmellata di sambuco per il ripieno

frutta secca mista per il ripieno

base alcoolica per il ripieno

cacao in polvere per il ripieno

Procedimento:

Innanzitutto preparare il ripieno in maniera tale che i sapori si amalgamino alla perfezione, utilizzando della frutta secca mista a piacere (Clara ha usato noci, mandorle e pinoli), tritata grossolanamente e mescolata con la marmellata, in quantità tale da avere un impasto denso che in forno non coli sulla leccarda; a ciò aggiungere della scorza di limone, qualche cucchiaio di liquore (qui è stato usato il brandy in quanto molto profumato, ma la scelta è assolutamente libera), mentre il cacao andrà aggiunto solo alla fine per mantenere perfetto il ripieno.

IMG_2341

IMG_2342

Nel frattempo procedere con l’impasto, amalgamando il burro a pomata e lo zucchero, unendo poi le farine e gli altri ingredienti, impastare velocemente e lasciare a riposo nel frigorifero.

Stendere l’impasto con il mattarello ottenendo uno spessore di circa mezzo centimetro, ricavarne un rettangolo, stendervi il ripieno spalmandolo uniformemente, poi arrotolare formando un rotolo, senza premere per non far uscire il ripieno; tagliare a fette rettangolari e disporle sulla leccarda del forno, premendo leggermente, successivamente infornare a 180° C. per circa venti minuti.

Clara nelle sue preparazioni ha sempre rifinito i dolcetti con una spruzzata di zucchero semolato prima della cottura e, comunque, con una nevicata di zucchero a velo a cottura ultimata… uno spettacolo!

L’idea in più è stata quella di infilzare le girelle su un bastoncino di legno prima delle cottura per ricavarne dei cake-pops: già così sono favolosi, figuriamoci vestiti a festa!

La ricetta originale prevedeva l’uso di marmellata di prugne che, mescolata alla frutta secca, avrebbe dato una nota di sapore tipicamente austriaca a queste girelle, ma la proposta di usare il sambuco, un po’ asprigno, è stata azzeccatissima!

Queste provatele assolutamente… sono una cosa divina!!!!

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

Due ore in compagnia di Clara e del Molino Moras

IMG_2338

Pochi giorni fa sono stata invitata ad un incontro dedicato ai dolci di Carnevale in versione light, cioè senza alcun fritto e integralmente cotti al forno, da Unsaccomoras, splendido negozio nel cuore del centro storico di Trieste nel quale, tanto per dirla tutta, ci ho lasciato il cuore! Delizioso, rustico, di un’eleganza femminile particolare, con quel sentore di farina già nell’aria e nell’estetica: avrei acquistato di tutto (e infatti ci ritornerò nei prossimi giorni perchè, terminato l’incontro, avevo mio figlio nel mezzo della strada che mi tempestava di messaggi in quanto aveva freddo e, mio malgrado, son dovuta fuggire in maniera ignobile), c’è una varietà di farine ottime che finalmente mi ha risolto il problema del “e questa dove la trovo”?

Gli appuntamenti in questo angolo di web saranno uno per ricetta perchè, pur nella loro semplicità, si tratta di piccoli dolci davvero unici nel gusto e in cui la scelta della farina si è rivelata fondamentale (mamma mia quante cose nuove ho appreso oggi!).

Le preparazioni sono state tutte frutto delle mani esperte di Clara Zamparo, personal chef e pasticcera ottima, oltretutto di una cordialità e di una simpatia rare: seguirò l’ordine seguito da lei stessa, anche se la mia golosità mi farebbe iniziare da tutt’altra ricetta… 🙂

IMG_2328

IMG_2329

Ravioli dolci con ricotta

Ingredienti:

300 g. di ricotta

150 g. di burro

100 g. di confettura a scelta (qui è stata usata quella di fragole)

200 g. di farina Moras 00 sfoglia

100 g. di farina di mais Fioretto gialla Moras

un cucchiaino raso di lievito per dolci

un pizzico di sale

Procedimento:

Lavorare il burro a pomata con la ricotta, aggiungere entrambe le farine e il lievito, impastare velocemente e riporre il panetto a riposare nel frigorifero per almeno 30 minuti; nel nostro caso l’impasto è stato aromatizzato con della buccia grattugiata di limone e arancia e devo dire che, a mio avviso, sono gli aromi più indicati.

Stendere la pasta o il mattarello su di una spianatoia leggermente infarinata sino ad arrivare ad uno spessore di circa mezzo centimetro, ricavarne dei rettangoli, porvi al centro un po’ di confettura e chiuderli pressando leggermente l’impasto: spolverizzarli con dello zucchero semolato ed infornarli a 180°C. in forno ventilato per circa venti minuti.

Una volta estratti dal forno servirli cosparsi di zucchero a velo.

IMG_2335

A parte alcuni particolari appresi in quest’occasione, l’ingrediente che mi ha colpito al cuore è stata la farina di riso: innamoramento a vista… così leggera, impalpabile e delicata (acquisto compulsivo in vista), vale davvero la pena “tagliare” alcuni impasti con questo prodotto delizioso!

Con lo stesso impasto si può spaziare con la fantaasia....

Con lo stesso impasto si può spaziare con la fantasia….

Potevo, tra una farina ed un dolcetto, farmi mancare un po’ di musica?

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

Un award per condividere l’amore

award

Dopo un periodo in cui sono stata inondata da premi di vario tipo sono di nuovo qui a condividere con voi un’ulteriore nomination, questa volta donatami dal blog Il sabato mattina: si tratta di un award diverso dai soliti perché il tema è la condivisione dell’amore, quindi trattasi di un argomento a me caro e che voglio affrontare con la cura che merita.

Premetto che per me l’amore è la forza che muove il mondo e che non costa nulla donare, che l’amore è la base della tolleranza verso il resto dell’umanità, verso gli animali, verso i diversi; l’amore è la base di ogni nucleo familiare, di quello etero come di quello omo, per me non fa differenza, perché dove c’è amore c’è famiglia, di qualsiasi tipo essa sia; l’amore è prerogativa di qualsiasi razza umana, non ha colore né religione né tratti somatici.

A mio figlio ho sempre insegnato l’amore, non quello impartito dalla chiesa cattolica perché non sono credente, ma quello dell’empatia, dell’anima, quello che non costa nulla donare all’amico dalla pelle scura, a quello ebreo, a quello gay… prese tre categorie bistrattate così a caso, tanto per esemplificare il concetto. Purtroppo troppo spesso mi riporta espressioni sentite a scuola che mi fanno vergognare di essere parte di questa umanità priva di apertura mentale, di idee ristrette, di profonda ignoranza e di sensibilità pari a zero; eppure ogni giorno, tramite il dialogo, ho cresciuto un ragazzino (anticlericale come la mamma) che difende i gay, che tra gli amici ha l’ambulante senegalese al punto di averlo invitato a casa nostra a vedere la partita Senegal-Ghana, che il sabato pomeriggio va al cinema con un compagno ortodosso e l’altro testimone di Geova… sono fiera di te mio dolce amore e per questo ti dedico la poesia più bella mai sentita nella letteratura internazionale, te la dedico perché ne hai bisogno, perché ti vedo spesso disperato e scoraggiato, perché il miglior atto d’amore che tu possa mettere in pratica verso te stesso e verso che ti vive accanto è questo.

Leggila fino in fondo e impara a volare!

SE – Rudyard Kipling

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

Nel 1910 questo grande uomo l’ha dedicata a suo figlio, come io oggi faccio con te… qualunque saranno le tue scelte future io sarò con te, dalla parte tua e della tua felicità, ma combatti sempre con umiltà, coraggio e, soprattutto, amore!

La tua mamma

Dopo questa parentesi un po’ personale, ma il cui intendimento di base è condivisibile con tutti voi, coerentemente al mio modo di essere non pongo in atto alcuna nomina: proseguite voi se ve la sentite e portate tanto amore ovunque voi andiate!

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

“Finchè le stelle saranno in cielo” di Kristin Harmel

imagesSV9ZECDE

Foto tratta dal web

Per lungo tempo ho rinviato la pubblicazione di alcuni post che riguardassero la lettura, tenendomi sempre da parte qualche bozza mezza scritta senza però decidermi a portare a termine il lavoro: talora penso che non è detto che i libri possano interessare a tutti, ma alla fine la passione per la lettura è stata più forte di me e mi sono decisa!

Questo romanzo l’ho letto molti mesi fa, ma lo rileggerei mille volte perché è pieno di sentimento, perché quando l’ho finito ho pianto tanto, le ultime pagine sono state velate dalle lacrime e quando un libro riesce a trasmettere un’emozione significa che è un buon libro.

La figura chiave, pur non protagonista diretta, è Rose con la sua abitudine, nell’attimo che precede la sera, di volgere lo sguardo al cielo alla ricerca della prima stella del crepuscolo: ciò le riporta la memoria al suo passato trascorso a Parigi, lungo le rive della Senna, e ad una pasticceria i cui ricordi si stanno affievolendo, divorati dalla perdita della memoria. Rose ha un ultimo desiderio, prima di smarrire ogni ricordo, il desiderio di ritrovare la propria famiglia e tale compito viene affidato ad Hope, la nipote, il cui nome oltretutto è davvero di buon auspicio per un compito simile; l’unico punto di partenza per lei è una serie di ricette che quotidianamente mette in pratica nella propria pasticceria, ereditata da Rose, a Cape Cod. Prima di mettere nelle mani di Hope ciò che resta della sua memoria, Rose le confessa di non essere cattolica, ma ebrea e da questo punto si dipana un gomitolo di avvenimenti che trovano il proprio nucleo tra sinagoghe, moschee ed Olocausto, non quello narrato nei libri di storia, ma quello vissuto da Rose sulla propria pelle, quello del proprio passato cui appartiene anche Jacob, l’amore che nemmeno l’Alzheimer che l’ha colpita riesce a spazzar via.

In un’atmosfera profumata di vaniglia, cannella e cioccolato, di cupcakes e di pains au chocolate, Hope decide di partire per Parigi e lì, tra Places des Voges e le stradine del Marais, incontrerà l’unica persona in grado di far luce sui ricordi di Rose, per collegare la tragedia della deportazione degli ebrei alla più grande lezione di vita, quella dell’amore che non muore mai, a dispetto del tempo e della distanza, e che per un’ultima volta accompagnerà per mano il lettore sino alla fine, con le lacrime agli occhi come è accaduto a me.

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

“Una luna magica a New York” di Suzanne Palmieri

images35EEI95K

Foto di copertina tratta dal web

Mamma diceva sempre che i neonati scelgono dove andare. Che vivono tutti insieme nel guf, la stanza delle anime. Che quando nascono, gli angeli della nascita mettendo loro un dito davanti alle labbra e gli sussurrano: “Sst, non dirlo”. “E’ per questo che si forma la fossetta sul mento”, diceva.

E’ da tanto tempo che non riporto qui le pagine di un libro e non è che non ne abbia letti, anzi, ne ho fatti fuori a decine, ma questo proprio mi ha colpita, pur essendo stato scritto da un’autrice esordiente, ma è tanto diverso dagli altri, ricco di fantasia e con un tocco di magia che mi ha incuriosita pagina dopo pagina e che me lo ha fatto divorare tutto d’un fiato!

Il racconto inizia d’inverno, forse non a caso visto che proseguendo nella lettura la storia si evolve verso una rinascita sempre più profonda mano a mano che il clima migliora e che le temperature divengono più tiepide, per concludersi con il calore estivo… e l’atmosfera è magica, in una New York particolare, in un Bronx che nulla ha del quartiere malfamato solitamente narrato nei romanzi o nella cinematografia comune, un Bronx dove tutto è iniziato e tutto si evolve sino alla rinascita della protagonista.

Lei è Eleonor, ribattezzata Elly da quando ritorna nel magico mondo della famiglia di origine, gli Amore, uno strambo nucleo familiare italo-americano che di ordinario non ha nulla, che vive in un mondo magico di visioni e premonizioni, di segreti malcelati e, soprattutto, di gentilezza verso di lei che della sua famiglia di origine non ricorda nulla, protetta da un incantesimo messo in pratica nel corso della sua infanzia. Elly fugge da un rapporto insano e violento con il padre della bimba che porta in grembo, incompresa anche dalla stessa madre, Carmen, divenuta fredda ed indipendente proprio per non essere stata amata quando più ne aveva bisogno… e l’amore che non è stato donato a Carmen dalla propria madre verrà riversato interamente su Elly e sulla bimba che verrà, proprio perché la nonna sa di poter cambiare il corso delle cose, sa di poter salvare la vita ad ambedupur se sacrificando se stessa, sa di poterlo fare con un atto di magia che annulli quello posto in essere anni prima e che ha portato tanta infelicità.

Il libro è continuamente intervallato da sbalzi temporali che potrebbero confondere la lettura, ma che, con un po’ di attenzione, la rendono scorrevole e gradevolissima appassionando il lettore che sempre di più si perde nel mistero della trama e che, a poco a poco, si innamora anche delle bizzarrie della famiglia Amore, incuriosendosi sempre di più nel progredire della lettura.

E’ un romanzo delizioso la cui trama più di così non può esser svelata perché se ne perderebbe la magia, ma è da leggere assolutamente per la sua originalità e per la positività che trasmette anche nei passaggi più bui della narrazione.

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721

Analisi del 2014… che ho trovato solo ora (meglio tardi che mai)!

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog, che io solo ora ho rinvenuto perché non apro mai le statistiche… a me basta stare con voi e del numero dei followers me ne faccio un baffo! Però questo vuole essere un ringraziamento a tutte voi che non mancate mai di passare con una carezza ed una parola affettuosa… grazie di esserci!

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 12.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 4 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Il polpo in bottiglia per vivere una cena raffinata senza stress!

IMG_2325

Le foto sono state scattate al volo (senza luce) prima che planassero gli avvoltoi…. quindi mi scuso per la scarsa qualità!

Contro ogni aspettativa dettata dalla pigrizia che mi ha colto in questi giorni di festa sono già qui a raccontarvi del mio capodanno lontano da ogni possibile fonte di stress: il Natale in casa mia è sempre un po’ scadente a causa dei rapporti tesi che ho con i suoceri e che, di conseguenza, dividono la famiglia in due (io dai miei genitori e marito e figlio dall’altra parte)… fortuna che la prendo con filosofia non essendo una fanatica del 25 dicembre, da me vissuto solo come una festa d’atmosfera e lontano anni luce dal significato religioso che, per un’atea anticlericale come la sottoscritta, chiaramente non rappresenta nulla.

Un po’ mi dispiace perché la vivo sempre come una festa da trascorrere in famiglia, ma se non altro mi sono risparmiata megapranzi pallosi che non mi divertono affatto, tombole che odio dal profondo del cuore e ammennicoli simili; il capodanno invece mi piace, lo amo particolarmente specie quando mi riserva l’occasione, com’è accaduto lo scorso anno, di stappare una bottiglia di spumante in mezzo ad un paesaggio innevato, nel gelo dei monti e sotto un cielo trapunto di stelle come in città mai si potrà vedere.

Questo 31 dicembre mio marito ha lavorato sino alle 22.00 perché gli è toccato uno dei turni peggiori, ma si sa che i mezzi pubblici circolano sempre e come tale è giusto che il servizio venga garantito: potevo non fargli trovare una cena curata e ricca d’amore?

Mi sono imposta di non stressarmi mai più per alcun motivo al mondo perché sono una persona emotiva e sensibile, quindi soggetta a somatizzare tutto, e ciò vale anche in cucina: massima organizzazione, minimo sforzo e massimo risultato! Dalle vacanze estive mi era rimasto del pescato nel congelatore, dal quale ne ho ricavato sia le seppie per il secondo sia un bel polpo da utilizzare per l’antipasto: a dire il vero non che l’abbia conservato per tanti mesi appositamente, ma proprio non sapevo come cuocerlo al meglio. Ho tratto l’ispirazione da un’idea vista in rete tempo addietro e quindi ecco qui la ricettina!

IMG_2324

Ingredienti:

1 polpo di almeno 1 kg. (il mio era di kg.1,160)

la buccia di due arance

qualche foglia di alloro

un pizzico di sale

Procedimento:

Cuocere il polpo in pentola a pressione unitamente alla buccia di un’arancia (che tolgo con il pelapatate per evitare di avere anche la parte bianca) e a qualche foglia di alloro oltre ad un po’ di sale; dal sibilo proseguire la cottura per 40-45 minuti circa.

Una volta raffreddato tagliarlo a pezzettoni e inserirlo in una bottiglia in plastica precedentemente tagliata asportandone il collo (di acqua o altra bibita) alternando con un’altra buccia di arancia tagliata grossolanamente, poi appoggiarvi sopra un peso (io ho usato una bottiglia di birra piena d’acqua) e premere un po’ di volte sino a far uscire il liquido in eccesso; alla fine riporre un giorno ed una notte nel frigorifero mantenendovi sopra il peso.

Al momento di servire sarà sufficiente tagliare la bottiglia per estrarre il “salsicciotto” da affettare comodamente in quanto il liquido rimasto avrà gelificato mantenendo il tutto compatto: servire con qualche fetta di lime e dei chicchi di melagrana (se la tagliate a metà e la “schiaffeggiate” un po’ sul palmo della mano i chicchi cadranno a pioggia senza alcuno sforzo).

Ho affiancato al polpo un paio di fettine di salmone affumicato, del guacamole e ho accompagnato il tutto con un drink a base di Aperol e frizzantino aromatizzato con una fetta di arancia…. e poi non ditemi che il cenone è stressante!

Ovviamente il resto del cenone è finito nella slow-cooker che mi ha portato Babbo Natale, la quale ha cucinato per me mentre leggevo un libro accoccolata sul divano con un po’ di buona musica in sottofondo…. che voglio condividere con voi perchè è davvero un inno all’amore!

Buon anno compagni e compagne di blog…. e che la salute e la serenità siano con voi!

DBCFCB9E800D96256F2947FD8B40B721